La prestazione nasce dalla solitudine e crea più solitudine. Tuttavia, da “scelta”, la solitudine nel tempo diventa “subita”: diventa una dipendenza che l’uomo prestazionale vuole far passare come virtù ma che costituisce il segno profondo d’una perdita, la perdita delle relazioni. Ossessionato dalle risorse non solo materiali ma anche immateriali – i valori, le idee, le dottrine, i modelli, i programmi, le strategie – l’uomo prestazionale si allontana ingenuamente, e temerariamente, dall’unica fonte che può valorizzarlo e garantire la sua fioritura. L’uomo prestazionale non sa che l’oggettivazione del mondo finisce per renderlo a sua volta un oggetto. È l’altro a introdurre una opacità, una resistenza, un ostacolo alla programmazione e a ogni tipo di efficienza. Solo il discernimento e la lungimiranza possono consentirci di vederlo come l’unica garanzia per la nostra gioia.
Informazioni sull'autore
Hanz Gutierrez Salazar, originario del Perù, è professore ordinario di Teologia sistematica alla Facoltà avventista di Teologia di Firenze e direttore del Cecsur (Centro culturale di scienze umane e religiose). Fra le sue pubblicazioni, La riscoperta del «Noi». Cronache di una pandemia (2021); La gioia del corpo. Al di là della rinuncia e della trasgressione (2023); Il regno ecologico di Dio. Per una lettura post-umanista del libro dei Salmi (2024); Oltre la Bibbia, oltre l’Occidente. L’eros dell’interpretazione (2024); Slow Adventism. Ecclesiological Holzwege (2025).