Nella sfera penale, uno dei più intensi centri di irradiazione di «senso, valori e sensibilità» è rappresentato dalla realtà del carcere, la cui ombra incombe ubiquitaria, quanto meno come eventualità possibile, su chi sia coinvolto o semplicemente esposto anche solo alle fasi iniziali di un procedimento penale. La generale condivisione da parte della scienza penalistica italiana dell’esigenza di una umanizzazione dell’universo penitenziario e di una attuazione dell’impegno costituzionale a farne reale veicolo di reinserimento sociale, per quanto ancora vistosamente inattuata nei fatti (pur con gli in- dubbi progressi compiuti in tale direzione, a partire dal 1975, dalla legislazione e dall’amministrazione), sembrerebbe non lasciare più «domanda alcuna». Ma «appunto questa è la risposta»: è lo sguardo “oltre” questi principi apparentemente appaganti (almeno sul piano ideale dei principi, appunto) a far vedere «esattamente il mondo»; è proprio il fatale limite che li caratterizza ad avvicinare al valore di quella libertà umana che essi pretenderebbero illusoriamente di preservare, dans et malgré la prison.
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